Senza l’informativa privacy sul sito scatta la multa

Da una serie di controlli effettuati dal Nucleo Privacy della Guardia di Finanza, sono numerose le aziende che si sono viste infliggere salatissime multe per omessa o inidonea informativa sul proprio sito web.

La leggerezza di mettere un bel sito online senza preoccuparsi delle incombenze sulla normativa del trattamento di dati personali, può davvero costar caro. E non sono pochi quelli che più o meno coscientemente ignorano l’obbligo di informativa dovuto all’interessato quando si raccolgono dati personali sul web, siano essi giusto il nome e cognome, o un banale numero di telefono. Basta prendersi qualche minuto per navigare in internet digitando su Google parole chiave tipo "form contatto" o simil e curiosare tra i risultati per rendersi conto quante siano le imprese (anche note o operanti in settori sensibili!) che alla bella vista di tutti si rendono passibili di multe da capogiro pubblicando specifici form che il visitatore può compilare con i propri dati senza essere benché minimamente informato circa l’uso dei suoi dati personali. A volte è richiesto il solo consenso, che dovrebbe essere espresso dopo lettura della privacy policy, e infatti ciò non basta ad evitare la multa, che punisce l'omissione dell'informativa. Senza pensare che, proprio perché la rete diffonde tutto a tutti, omettere di provvedere l’informativa ai sensi dell’art.13 del Dlgs 196/2003, espone l’ingenuo imprenditore a vendette di concorrenti spietati, acerrimi nemici, o semplici invidiosi, i quali non potrebbero trovarsi in mano arma migliore per fare un dispetto che potrà avere effetti devastanti.

Considerando quindi la delicatezza delle questioni legate all’adempimento obbligatorio dell’informativa, e le segnalazioni che ci pervengono circa le multe comminate, riteniamo opportuno rammentare che il quadro sanzionatorio è diventato particolarmente pesante dopo il dl n. 207/2008,che ha innalzato notevolmente le sanzioni edittali. Non a caso molti preferiscono definire spontaneamente le contestazioni mediante l'oblazione in via breve o mediante ordinanza. Il dl n. 207/2008, infatti, come spiegava la relazione sull'attività del garante per il 2009, ha comportato: un aumento delle pene pecuniarie previste per ciascuna violazione; la previsione di nuove ipotesi sanzionatorie; la creazione di meccanismi per consentire una maggiore modulabilità della sanzione in rapporto al caso concreto in ragione della minore o maggiore gravità, della circostanza che le violazioni siano state commesse in relazione a banche di dati di particolare rilevanza o dimensioni, del coinvolgimento di un maggior numero di interessati e delle condizioni economiche del contravventore. Nello specifico caso della violazione dell’art.13 per omessa o inidonea informativa, si applicano le previsioni dell’art.161 del Dlg 196/2003 che comportano sanzioni da 6.000 a 36.000 euro.

Da una serie di controlli effettuati dal Nucleo Privacy della Guardia di Finanza, sono numerose le aziende che si sono viste infliggere salatissime multe per omessa o inidonea informativa sul proprio sito web.

La leggerezza di mettere un bel sito online senza preoccuparsi delle incombenze sulla normativa del trattamento di dati personali, può davvero costar caro. E non sono pochi quelli che più o meno coscientemente ignorano l’obbligo di informativa dovuto all’interessato quando si raccolgono dati personali sul web, siano essi giusto il nome e cognome, o un banale numero di telefono. Basta prendersi qualche minuto per navigare in internet digitando su Google parole chiave tipo "form contatto" o simil e curiosare tra i risultati per rendersi conto quante siano le imprese (anche note o operanti in settori sensibili!) che alla bella vista di tutti si rendono passibili di multe da capogiro pubblicando specifici form che il visitatore può compilare con i propri dati senza essere benché minimamente informato circa l’uso dei suoi dati personali. A volte è richiesto il solo consenso, che dovrebbe essere espresso dopo lettura della privacy policy, e infatti ciò non basta ad evitare la multa, che punisce l'omissione dell'informativa. Senza pensare che, proprio perché la rete diffonde tutto a tutti, omettere di provvedere l’informativa ai sensi dell’art.13 del Dlgs 196/2003, espone l’ingenuo imprenditore a vendette di concorrenti spietati, acerrimi nemici, o semplici invidiosi, i quali non potrebbero trovarsi in mano arma migliore per fare un dispetto che potrà avere effetti devastanti.

Considerando quindi la delicatezza delle questioni legate all’adempimento obbligatorio dell’informativa, e le segnalazioni che ci pervengono circa le multe comminate, riteniamo opportuno rammentare che il quadro sanzionatorio è diventato particolarmente pesante dopo il dl n. 207/2008,che ha innalzato notevolmente le sanzioni edittali. Non a caso molti preferiscono definire spontaneamente le contestazioni mediante l'oblazione in via breve o mediante ordinanza. Il dl n. 207/2008, infatti, come spiegava la relazione sull'attività del garante per il 2009, ha comportato: un aumento delle pene pecuniarie previste per ciascuna violazione; la previsione di nuove ipotesi sanzionatorie; la creazione di meccanismi per consentire una maggiore modulabilità della sanzione in rapporto al caso concreto in ragione della minore o maggiore gravità, della circostanza che le violazioni siano state commesse in relazione a banche di dati di particolare rilevanza o dimensioni, del coinvolgimento di un maggior numero di interessati e delle condizioni economiche del contravventore. Nello specifico caso della violazione dell’art.13 per omessa o inidonea informativa, si applicano le previsioni dell’art.161 del Dlg 196/2003 che comportano sanzioni da 6.000 a 36.000 euro.

 Fonte Federprivacy 02 aprile 2011

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